Lodi, 17 ottobre 2026 – Serviranno circa sessanta giorni per conoscere gli esiti dell’autopsia disposta sulla salma di Agostino Conigliaro, il trentanovenne morto all’ospedale Maggiore dopo essere stato fermato dai carabinieri nel quartiere Albarola. L’esame è stato eseguito all’Istituto di medicina legale di Pavia e dovrà chiarire le cause del decesso, avvenuto trentasei ore dopo l’intervento dei militari.
Conigliaro era stato immobilizzato e ammanettato nella notte tra sabato e domenica, in via Vittime della violenza. Durante il fermo aveva accusato un arresto cardiaco ed era stato trasferito d’urgenza al Maggiore, dove è rimasto ricoverato fino alla morte, sopraggiunta il lunedì. La dinamica delle fasi precedenti e successive all’intervento resta ora al centro degli accertamenti.
I segni sul corpo
La famiglia, assistita dall’avvocato Sonia Guastella, chiede che venga ricostruito con precisione quanto accaduto. Il legale ha spiegato che i familiari non nutrono acredine nei confronti dei carabinieri né dei sanitari intervenuti, ma attendono risposte sugli elementi ancora poco chiari. Tra questi ci sono le ecchimosi e gli altri segni riscontrati sul corpo dall’ex moglie, con la quale il trentanovenne si stava riconciliando.
Al momento non è possibile stabilire l’origine delle lesioni. Potrebbero essere legate a una caduta, alle operazioni di contenimento o ad altre dinamiche: saranno gli accertamenti medico-legali a fornire indicazioni. Un ulteriore punto sollevato dalla difesa riguarda i tempi delle comunicazioni ai parenti. Secondo quanto riferito dall’avvocato, l’uomo sarebbe arrivato in ospedale intorno alle 5 di domenica mattina, mentre i familiari avrebbero saputo del ricovero soltanto verso le 20, con un ritardo di circa quindici ore.
Le prime ricostruzioni
Guastella ha invitato alla massima prudenza rispetto alle ipotesi iniziali che avevano collegato il fermo a un possibile tentativo di furto. La circostanza, sottolinea la legale, non è mai stata accertata e non troverebbe conferma neppure nell’eventualità di un arresto, che di fatto non sarebbe mai avvenuto.
La famiglia ha nominato un proprio consulente e valuterà eventuali iniziative legali soltanto dopo aver esaminato la relazione dell’autopsia. L’obiettivo dichiarato è evitare conclusioni affrettate e fare piena luce sulle ultime ore di vita di Conigliaro, dall’intervento in strada al ricovero, fino al decesso al Maggiore.