Sicurezza occupazionale

Cinque morti sul lavoro, Lodi è la provincia più a rischio

Nel territorio lombardo il tasso raggiunge 49,6 casi per milione; aumentano anche vittime straniere e segnalazioni

Cinque morti sul lavoro, Lodi è la provincia più a rischio

La provincia di Lodi registra cinque morti sul lavoro nei primi otto mesi del 2026 e presenta il più alto indice di mortalità tra i territori lombardi. L’incidenza è di 49,6 decessi per milione di occupati, un valore che colloca il Lodigiano nella zona rossa della mappatura elaborata dall’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega.

Il dato supera ampiamente la media nazionale, ferma a 20,9 decessi per milione di occupati. La classificazione tiene conto del rapporto tra vittime e popolazione occupata, così da consentire il confronto tra province con dimensioni differenti. La zona rossa comprende i territori nei quali l’incidenza supera il 125% della media italiana.

Il quadro nelle province lombarde

In Lombardia, tra gennaio e agosto, le vittime complessive sono state 101, contro le 97 dello stesso periodo del 2025, con un incremento del 4,1%. I decessi avvenuti durante l’attività lavorativa sono stati 76, mentre 25 hanno riguardato incidenti in itinere, verificatisi durante il tragitto tra casa e luogo di lavoro. L’aumento interessa soprattutto gli eventi mortali avvenuti direttamente nei luoghi di lavoro.

Dopo Lodi, la fascia di rischio più elevata comprende Brescia, con 35,5 decessi per milione di occupati, e Mantova, con 32,6. Non risultano province in zona arancione. In zona gialla si trovano Pavia, con 20,7, Bergamo, con 18,2, e Varese, con 17,6. La zona bianca comprende Cremona, Milano, Como, Lecco, Monza Brianza e Sondrio.

Per numero complessivo di vittime, Milano è al primo posto con 26 decessi, seguita da Brescia con 22 e Bergamo con 14. Mantova ne conta 10, Varese 8, mentre Lodi e Pavia ne registrano 5 ciascuna. Considerando soltanto le morti avvenute durante l’attività lavorativa, Brescia guida la graduatoria con 20 casi, davanti a Milano con 17 e Bergamo con 9.

Infortuni e lavoratori stranieri

Nei primi otto mesi dell’anno le denunce di infortunio in occasione di lavoro in Lombardia sono state 62.126, contro le 58.252 dello stesso periodo del 2025, con una crescita del 6,7%. Le segnalazioni relative alle lavoratrici sono aumentate del 7,9%, arrivando a 21.173, mentre quelle riguardanti gli uomini sono state 40.953, in aumento del 6%.

Particolarmente marcato è l’incremento degli infortuni che coinvolgono lavoratori stranieri: le denunce sono passate da 15.474 a 16.985, con una crescita del 9,8%. Le vittime straniere in occasione di lavoro sono invece salite da 12 a 28, con un aumento del 133%. Rappresentano il 36,8% dei 76 decessi registrati durante l’attività lavorativa in regione.

La fascia d’età più colpita è quella tra i 55 e i 64 anni, con 28 vittime, pari al 36,8% del totale. Seguono i lavoratori tra 45 e 54 anni, con 18 decessi, e gli over 65, con 11. Le fasce tra 25 e 34 anni e tra 35 e 44 anni contano nove vittime ciascuna, mentre un decesso riguarda un lavoratore tra 15 e 24 anni.

Quanto ai settori, le attività manifatturiere registrano il maggior numero di denunce, 10.079, e anche il numero più alto di infortuni mortali, con 13 vittime. Seguono costruzioni e trasporto e magazzinaggio, entrambi con 11 decessi. L’Osservatorio richiama la necessità di rafforzare prevenzione, formazione e controlli sull’applicazione delle misure di sicurezza, soprattutto nei comparti più esposti.