Nel primo trimestre 2026 la Lombardia ha mantenuto un valore dell’export superiore a 40,9 miliardi di euro, ma il dato medio regionale nasconde differenze rilevanti tra i territori. La provincia di Lodi ha registrato la contrazione più marcata della regione, con una diminuzione delle esportazioni del 21,6% su base annua. Per la UIL, la flessione rappresenta un segnale di forte difficoltà per il sistema produttivo locale e potrebbe avere conseguenze anche sull’occupazione.
Le imprese lombarde hanno esportato merci per oltre 40,9 miliardi, un valore sostanzialmente invariato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma in calo del 6,5% rispetto al trimestre precedente. Le importazioni si sono attestate a 42,8 miliardi, diminuendo del 7,5% su base annua e del 2% su base congiunturale. Il saldo commerciale regionale è risultato negativo per circa 1,9 miliardi di euro. Il comparto manifatturiero continua a rappresentare la parte principale delle vendite all’estero, con circa il 97% dell’export lombardo.
Performance diverse tra territori e settori
Soltanto sei province su dodici hanno chiuso il trimestre con una crescita delle esportazioni. Varese ha segnato l’incremento più consistente, pari al 23,2%, mentre Lodi si è collocata all’estremo opposto con il -21,6%. Secondo la UIL, la distanza tra i risultati provinciali rende insufficiente una lettura basata soltanto sulla media regionale, soprattutto nei territori più esposti all’andamento della domanda internazionale.
Tra i settori, hanno registrato una crescita i mezzi di trasporto, con un aumento dell’export del 12,1%, e la farmaceutica, salita del 9,7%. Sono invece arretrati il tessile, l’abbigliamento e le pelli, in calo del 7,9%, la chimica, diminuita del 6,1%, e i macchinari, scesi del 5,5%. Per quanto riguarda i mercati di destinazione, le esportazioni verso la Svizzera sono aumentate del 21,2% e quelle dirette verso l’Unione europea dell’1%. In diminuzione, invece, le vendite verso gli Stati Uniti, che hanno segnato un -4,4%.
La cassa integrazione straordinaria in aumento
Alle difficoltà sul commercio estero si aggiungono segnali di tensione sul mercato del lavoro. La cassa integrazione complessiva è diminuita del 14,4% e la CIGO del 26,2%, mentre la CIGS è aumentata del 14,9%. Quest’ultimo strumento è maggiormente associato a processi di riorganizzazione aziendale, crisi, ristrutturazioni e contratti di solidarietà.
Il segretario generale della UIL Lombardia, Antonio Albrizio, ha sottolineato che la tenuta dei valori medi convive con pressioni sui costi, aspettative in peggioramento e marcate differenze territoriali. Secondo il sindacato, la fase non è recessiva, ma richiede una politica industriale preventiva, selettiva e partecipata.
Il segretario confederale UIL Lombardia Vittorio Sarti ha proposto di affiancare al Patto per lo Sviluppo una lettura industriale provinciale stabile, basata sul monitoraggio delle filiere prioritarie, sugli investimenti, sul rafforzamento delle competenze, sulla gestione trasparente della cassa integrazione e sulla verifica delle vertenze territoriali.
Per il coordinatore UIL Lodi Luca Pannullo, il calo dell’export lodigiano è il principale campanello d’allarme del quadro regionale. La contrazione, secondo il sindacato, evidenzia la fragilità delle filiere locali e la loro esposizione al rallentamento dei mercati esteri. La priorità indicata è un piano di sostegno che tuteli la stabilità economica e occupazionale del bacino produttivo. Nei prossimi mesi sarà necessario verificare se il risultato rappresenti una fase temporanea o il segnale di una difficoltà strutturale.