Riunioni associative

Il Consiglio di Stato: riunioni sì, culto no nel capannone

Il Consiglio di Stato stabilisce limiti all'uso di un capannone come luogo di culto.

Il Consiglio di Stato: riunioni sì, culto no nel capannone

Il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza che chiarisce l’uso di un capannone a Codogno, stabilendo che sono consentite solo le riunioni associative, mentre non è possibile utilizzarlo come luogo di culto. Questa decisione arriva dopo un lungo contenzioso tra il Comune e la “Congregazione Cristiana in Italia – Area Nord”.

I giudici della quarta sezione di Palazzo Spada hanno accolto parzialmente il ricorso dell’Amministrazione comunale, riformando in parte la precedente pronuncia del Tar della Lombardia. La sentenza stabilisce un confine netto tra l’uso privato o culturale di un immobile e l’apertura di un vero e proprio tempio pubblico.

Contesto della vicenda

La controversia era iniziata nel 2023, quando il Comune di Codogno aveva diffidato la Congregazione, ordinando di fermare ogni pratica religiosa nel capannone di via Terracini, situato nel polo Mirandolina, e di rimuovere scritte o insegne. L’immobile, accatastato come magazzino, si trova in un’area destinata a usi produttivi e artigianali. Secondo il Piano di Governo del Territorio (Pgt), le strutture destinate a ospitare chiese ed edifici religiosi sono considerate opere di urbanizzazione secondaria e richiedono una formale variante urbanistica.

I giudici di secondo grado hanno dato ragione al Comune sul principio generale, sottolineando che la destinazione stabile di un edificio a luogo di culto aperto al pubblico genera un impatto concreto sul territorio, come traffico e sicurezza, e deve rispettare la pianificazione locale. La libertà di preghiera non può essere utilizzata per aggirare le normative sui cambi d’uso.

Attività associative legittimate

Tuttavia, il Consiglio di Stato ha “salvato” l’associazione, stabilendo che le attività puramente associative e interne, che non comportano un aggravio del carico urbanistico, restano pienamente legittime. La sentenza prevede anche che il Comune di Codogno possa effettuare futuri controlli ispettivi per garantire il rispetto delle normative.