Il Festival della Fotografia Etica ha aperto le sue porte a Lodi con un percorso dedicato ai conflitti, alle migrazioni e alle conseguenze che le crisi internazionali producono sulle persone. La manifestazione, inaugurata a Santa Chiara Nuova, trasforma ancora una volta il centro della città in un’esposizione diffusa, con immagini collocate in diversi spazi e palazzi storici.
Tra le storie più dure presentate a Palazzo Barni c’è quella del Sudan raccontato dal fotografo Abdulmonam Eassa. Il progetto, intitolato Sudan War, a Nation Trapped, ha vinto la sezione Short Story Award e porta il pubblico dentro il conflitto civile iniziato nell’aprile 2023, dopo il fallimento della transizione seguita alla caduta di Omar al-Bashir.
Il conflitto in Sudan
Le fotografie mostrano i volti e le condizioni di chi è rimasto coinvolto nella guerra. Tra loro ci sono Alhaja Abdallah, sfollata originaria di Barah rimasta ustionata nell’incendio della propria tenda nel campo profughi di Al-Mohad, e Jackson Bark, comandante della difesa aerea che ha raccontato di aver assistito, quando aveva appena diciotto anni, all’uccisione di civili disarmati e all’incendio del suo villaggio.
Il percorso dedicato al Sudan richiama la crisi che ha colpito il Darfur, il Kordofan e il Sudan centrale. Secondo i dati riportati nella mostra, il conflitto ha provocato 11,5 milioni di sfollati e 150mila vittime civili. Le immagini chiedono ai visitatori di soffermarsi sulle singole vicende, oltre i numeri e le definizioni generali. Elena, 32 anni, arrivata da Milano, ha descritto la visita come un appuntamento che rinnova da anni.
Famiglie separate negli Stati Uniti
Un altro progetto presentato durante il primo fine settimana cambia scenario ma mantiene il centro dell’attenzione sulle persone. Con Ice-Broken Families, la fotografa Carol Guzy, vincitrice del Master Award, documenta gli effetti della stretta migratoria negli Stati Uniti. Il lavoro è ambientato nel Jacob K. Javits Federal Building di New York, indicato come epicentro delle operazioni dell’Ice, e racconta arresti, detenzioni e separazioni familiari.
L’apertura del festival ha richiamato un pubblico numeroso. Alla cerimonia di Santa Chiara Nuova erano presenti, tra gli altri, il sindaco Andrea Furegato, il direttore della manifestazione Alberto Prina e l’assessore alla Cultura Francesco Milanesi. Dopo l’inaugurazione, i visitatori si sono distribuiti lungo le vie di Lodi, seguendo i diversi allestimenti.
Il messaggio indicato da Prina è legato al ruolo della fotografia documentaria nel restituire complessità a temi spesso ridotti a comunicazioni rapide e sintetiche. Le opere esposte, attraverso i racconti di chi vive guerre, migrazioni e detenzioni, riportano l’attenzione sulle esperienze individuali e sulla distanza tra le parole usate per descrivere una crisi e la realtà quotidiana delle persone coinvolte.