Radici lontane

Antonio Signoroni, da Lodi al Canada seguendo Itaca

Dialetto, nostalgia e viaggi restituiscono il legame con la terra d’origine.

Antonio Signoroni, da Lodi al Canada seguendo Itaca

Antonio Signoroni, per tutti Tugnin d’la sachéla, vive da molti anni in Canada, dove svolge il lavoro di giudice del lavoro. La sua storia, però, continua ad avere un punto fermo a Lodi, la città d’origine che torna nei ricordi, nelle parole del dialetto e nei viaggi compiuti ogni volta che sente il bisogno di riavvicinarsi alla propria terra.

Sul comodino conserva una poesia che gli è stata donata dall’amico baritono Leo Nucci: Itaca, di Costantino Kavafis. Nel testo, l’isola rappresenta la piccola patria che dà senso al viaggio e che, pur restando lontana, attende il ritorno. Per Signoroni, quel richiamo si lega alla memoria lodigiana e a una terra che continua a esercitare su di lui un’attrazione profonda.

Un sacchetto pieno di ricordi

Il soprannome Tugnin d’la sachéla nasce dal piccolo sacchetto da pellegrino che porta con sé quando torna dal Canada. Dentro trovano posto oggetti essenziali, come lo spazzolino da denti e il block notes, insieme a un portafortuna navajo e a un paio di calzini con patate. Il contenuto più prezioso, però, è un ricordo legato alla madre: la memoria di una fetta di bissulan, il dolce bassaiolo preparato in casa.

Il legame con Lodi riemerge anche attraverso la musica e il dialetto. Quando Signoroni ha ascoltato I campi de Dinin, brano tratto da una poesia di Ada Negri e inserito nel CD Arie ludesane di Antonio Cècu Ferrari, la commozione lo ha spinto a sottolineare quanto sia difficile comprendere davvero quei versi senza essere cresciuti in quel paesaggio. La moglie Gisella conosce il significato di questo rapporto e sa che il marito è pronto a percorrere la distanza tra Toronto e Lodi ogni volta che la sua Itaca lo richiama.

Il viaggio e la memoria familiare

Anche il ricordo della madre occupa un posto centrale nella sua storia. Al suo funerale, Signoroni indossò per la prima volta una cravatta, trasformando quel gesto in una sorta di omaggio personale alle raccomandazioni materne.

La scorsa settimana, durante una sosta al cappuccio in piazza a Lodi, Signoroni ha raccontato un episodio avvenuto dopo un viaggio di ritorno da Roma. Ripensando al consiglio della madre di tirare fuori periodicamente i vestiti dalla valigia per lasciarli prendere aria, aveva steso gli abiti sul balcone e si era addormentato. Il temporale notturno li aveva bagnati completamente e, al mattino, si era trovato costretto a indossare biancheria ancora umida. Un episodio quotidiano, diventato per lui un altro modo di ritrovare la voce e la presenza della madre.