Nuove terapie

All’ospedale di Lodi un percorso per ernia e artrosi

Radiologia interventistica e ortopedia uniscono competenze per procedure mini invasive su pazienti selezionati.

All’ospedale di Lodi un percorso per ernia e artrosi

L’Ospedale di Lodi si prepara ad attivare un nuovo percorso assistenziale dedicato ad alcune patologie dell’apparato muscolo-scheletrico. Il progetto coinvolge la struttura dipartimentale di Radiologia Interventistica, diretta da Antonio Arrichiello, e il reparto di Ortopedia, guidato dal primario Filippo Rivolta.

Il Percorso Organizzativo Dedicato è destinato a pazienti selezionati e prevede il ricorso a procedure mini invasive, pensate per situazioni cliniche non ancora tali da richiedere un intervento chirurgico tradizionale. I primi pazienti sono già stati presi in carico, mentre le due specialità dell’ASST di Lodi stanno completando la definizione formale dell’organizzazione.

Le patologie trattate

Il piano riguarda due ambiti principali. Il primo è quello dell’ernia del disco associata a lombosciatalgia: in questi casi il radiologo interventista può procedere con l’asportazione percutanea di una parte del nucleo polposo, con l’obiettivo di ridurre pressione e volume.

Il secondo ambito è la gonalgia artrosica, cioè il dolore al ginocchio legato al progressivo consumo della cartilagine, quando il quadro non è ancora indicato per l’impianto di una protesi. La tecnica prevista è la microembolizzazione delle arterie del ginocchio, una procedura angiografica finalizzata a ridurre infiammazione e dolore cronico.

La ricerca sulle lesioni epatiche

Parallelamente all’avvio del nuovo percorso, la Radiologia Interventistica sta portando avanti un protocollo di ricerca su un software destinato a verificare in tempo reale l’esito dell’ablazione dei tumori del fegato. Il sistema consente di controllare durante la procedura se l’intero volume della lesione sia stato trattato e di valutare subito l’eventuale necessità di un ulteriore intervento.

Secondo quanto riferito da Arrichiello, questa verifica punta a ridurre il rischio di una copertura incompleta della lesione e delle possibili recidive. L’ablazione, inoltre, evita le incisioni chirurgiche e può contenere i tempi di degenza.

Sul fronte dell’attività, nei primi mesi del 2026 la struttura ha registrato una crescita rispetto all’anno precedente. Nel 2025 gli interventi eseguiti erano stati 700, contro i 613 del 2024, e la previsione indicata dalla direzione è di superare quota 800 entro la fine dell’anno. In aumento, infine, risultano le ablazioni delle metastasi epatiche originate da tumori del colon.