Nessun responsabile identificato e nessun movente chiarito. La Procura della Repubblica di Lodi ha chiesto al giudice per le indagini preliminari l’archiviazione del fascicolo sull’aggressione subita da Maria Oggionni, biologa di 54 anni ferita il 19 maggio lungo la strada provinciale 27, nelle campagne di Castelgerundo, nel Lodigiano.
Il procedimento era stato aperto per rapina e lesioni aggravate. La richiesta della Procura arriva dopo cinque mesi di accertamenti condotti dai Carabinieri, senza elementi sufficienti per attribuire un nome e un volto all’uomo che avrebbe colpito la donna. L’archiviazione dovrà ora essere valutata dal Gip e, salvo l’emersione di nuovi elementi, potrebbe chiudere l’inchiesta.
Le verifiche senza esito
Tra gli elementi analizzati dagli investigatori c’era il coltello recuperato nell’erba, a pochi metri dal punto dell’aggressione. Le analisi tecnico-scientifiche svolte dai Ris di Parma non hanno però consentito di isolare profili genetici utili. Anche le telecamere presenti nella zona e nei Comuni vicini, in un’area isolata e prevalentemente agricola, non hanno fornito immagini decisive.
Gli accertamenti sui tabulati delle celle telefoniche e le testimonianze raccolte non hanno permesso di confermare la descrizione iniziale del sospetto: un giovane con una maglietta rossa e un cane al guinzaglio. Dopo aver aggredito la biologa, l’uomo si era allontanato a piedi verso alcune cascine, riuscendo a dileguarsi in aperta campagna. La sua conoscenza del territorio potrebbe aver favorito la fuga.
La dinamica dell’aggressione
Oggionni, dipendente dell’Asst di Lodi, originaria di Treviglio e residente a Formigara, nel Cremonese, stava tornando a casa dopo il turno di lavoro quando si era fermata per prestare soccorso a un cane apparentemente in difficoltà sul bordo della strada. In quel momento sarebbe stata colpita al torace e all’addome con un’arma da taglio.
La donna era stata trasferita d’urgenza in eliambulanza a Brescia. Dopo il ricovero, si era ripresa ed era tornata al lavoro nell’arco di quattro settimane. Restano invece senza risposta le domande sull’aggressore e sulle ragioni della violenza: non è stato chiarito che cosa abbia provocato la reazione dell’uomo nei confronti della professionista.
Nei giorni successivi all’episodio, nella zona si era diffusa la preoccupazione per la possibile presenza di un aggressore seriale. Il timore, alimentato dall’assenza di spiegazioni e dalla fuga dell’uomo, non ha però trovato conferme. A distanza di mesi, l’inchiesta resta quindi priva di un indagato e di una ricostruzione completa dei fatti.