Tecnologia sanitaria

A Lodi 190 interventi con la chirurgia robotica in sette mesi

Il sistema è stato impiegato da tre équipe per patologie oncologiche e procedure complesse, con sei specialisti già abilitati.

A Lodi 190 interventi con la chirurgia robotica in sette mesi

Centonovanta interventi in sette mesi, con un impiego concentrato soprattutto nel trattamento di patologie oncologiche. È il primo bilancio della chirurgia robotica all’ospedale Maggiore di Lodi, dove il sistema Da Vinci Xi, entrato in funzione alla fine di febbraio, viene utilizzato in tre specialità: chirurgia generale, urologia e ginecologia.

Il dato, aggiornato al 30 settembre, comprende procedure per tumori e altre patologie complesse. Le prime operazioni erano state eseguite tra febbraio e marzo: una colecistectomia e un intervento alla prostata. Da allora l’attività si è progressivamente ampliata, coinvolgendo le diverse équipe dell’Asst.

Le specialità coinvolte

In chirurgia generale, circa la metà degli interventi ha riguardato fegato, vie biliari e colecisti. Il 27 per cento delle operazioni ha interessato invece patologie del colon e del retto, mentre il 15 per cento ha riguardato la parete addominale e il 7 per cento lo stomaco.

Il chirurgo utilizza una console collocata in sala operatoria e, attraverso i comandi, guida a distanza le braccia robotiche. I movimenti vengono trasformati dal sistema computerizzato in impulsi trasmessi agli strumenti, mentre la visione tridimensionale consente di osservare il campo operatorio. In urologia, il robot è stato impiegato per interventi su prostata, vescica e reni e, più recentemente, anche nella chirurgia funzionale per alcune patologie dell’uretra.

In ginecologia, le procedure principali sono state le isterectomie. I responsabili delle tre specialità hanno definito positivo il bilancio dei primi mesi, indicando possibili ricadute sia sull’esecuzione degli interventi sia sul recupero dei pazienti.

I risultati indicati dall’ospedale

Tra i benefici segnalati dall’Asst figurano una maggiore precisione, la possibilità di raggiungere aree anatomiche complesse e una migliore visualizzazione durante le operazioni. Sul piano postoperatorio vengono indicati meno dolore, un ricorso più contenuto alle trasfusioni e risultati estetici migliori.

Un altro elemento sottolineato riguarda la durata della degenza: secondo quanto riferito dai responsabili, in molti casi può arrivare a dimezzarsi. Al momento sono sei i chirurghi abilitati all’utilizzo del Da Vinci Xi, due per ciascuna delle tre specialità coinvolte. Altri medici e collaboratori stanno completando il percorso di accreditamento.