Requisitoria

Omicidio Bolzoni a Lodi, chiesti 58 anni per zio e nipote

La pubblica accusa attribuisce a Zuccotti l’azione materiale e a Gianì un ruolo di supporto; il verdetto è previsto entro fine mese.

Omicidio Bolzoni a Lodi, chiesti 58 anni per zio e nipote

Trent’anni di carcere per Roberto Zuccotti e 28 per il nipote Andrea Gianì. Sono le pene richieste dalla pm Martina Parisi davanti alla Corte d’Assise di Milano per la morte di Roberto Bolzoni, 61 anni, ucciso con 38 coltellate nel febbraio 2025 a Lodi. I due imputati sono accusati di omicidio e rapina.

Secondo la ricostruzione della pubblica accusa, il delitto sarebbe maturato durante un confronto sfociato in un’aggressione mortale. L’episodio sarebbe avvenuto nel parcheggio di piazza Omegna, nel quartiere San Fereolo, dove due giorni dopo è stata trovata la Volkswagen Golf della vittima con il corpo all’interno. La Procura contesta anche l’aggravante della minorata difesa, ma non la premeditazione.

La ricostruzione dell’accusa

Bolzoni sarebbe uscito di casa dopo cena la sera di domenica 16 febbraio. Il suo corpo è stato poi ritrovato dalla moglie, una cameriera di origini cinesi, nell’area di sosta a poca distanza dall’abitazione di via Raffaello Sanzio. L’uomo sarebbe stato colpito ripetutamente al volto, al collo e al petto con un’arma appuntita, forse una lama lunga circa cinque centimetri, che non è mai stata recuperata.

Per la pm, Roberto Zuccotti, 49 anni, residente a Crespiatica e con precedenti, sarebbe stato l’autore materiale dei fendenti. Andrea Gianì, 30 anni e incensurato, avrebbe invece aiutato lo zio. Entrambi sono detenuti in custodia cautelare dal fermo eseguito meno di una settimana dopo il ritrovamento del cadavere.

Il presunto movente economico

L’ipotesi accusatoria indica nella rapina il movente del delitto. Zuccotti, disoccupato, vedovo e padre di un figlio piccolo, avrebbe avuto bisogno di denaro anche per la sua passione per il gioco. Una situazione economica che, secondo la Procura, avrebbe coinvolto anche il nipote, anch’egli senza lavoro.

Dopo la morte di Bolzoni sarebbero scomparsi il portafogli, un iPhone 11, una collana e due anelli d’oro. La vittima, secondo quanto emerso nel procedimento, era nota per portare con sé somme anche superiori a mille euro. Gli investigatori hanno ricostruito i movimenti della serata attraverso le telecamere del centro scommesse di via Villani, che avrebbero ripreso i tre uomini mentre uscivano insieme dal locale.

La Procura ritiene che l’aggressione sia nata da uno scatto d’ira durante il confronto con Bolzoni, senza che vi fosse un piano preordinato. La decisione della Corte d’Assise è attesa entro la fine del mese.