Sicurezza sul lavoro

Brembio, condannato per la morte del 18enne Pierpaolo Bodini

Il Gup ha stabilito 28 mesi, trasformati in 1.650 ore presso la sede Avis.

Brembio, condannato per la morte del 18enne Pierpaolo Bodini

Si è concluso davanti al Tribunale di Lodi il processo per la morte di Pierpaolo Bodini, il giovane apprendista di 18 anni travolto e schiacciato da una seminatrice il 20 giugno 2024 a Brembio. Il procedimento riguardava un imprenditore agricolo di 60 anni, indicato con le iniziali E.B., accusato di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro.

Il Gup Yvon Calderon ha condannato l’imputato, con rito abbreviato, a 2 anni e 4 mesi di reclusione. La pena è stata convertita in 1.650 ore di lavori di pubblica utilità, da svolgere nella sede Avis di Brembio, oltre alle sanzioni accessorie previste dal giudice.

La dinamica dell’incidente

Secondo quanto emerso nel procedimento, Pierpaolo era impegnato nell’attività agricola quando è stato colpito dall’ala della seminatrice. A incidere sulla valutazione dei fatti sono state la mancata formazione del giovane apprendista e l’assenza di corsi sulla sicurezza, insieme ai difetti di manutenzione del macchinario utilizzato.

Il percorso giudiziario era iniziato con una proposta di patteggiamento a due anni, presentata nell’aprile 2025 e accolta in un primo momento. L’accordo non è però diventato definitivo a causa dei precedenti dell’imputato per reati ambientali, che rendevano la pena non sospendibile. Il procedimento è quindi proseguito fino al giudizio abbreviato.

La reazione della famiglia

La decisione è stata accolta con commozione dalla madre di Pierpaolo, che ha pianto alla lettura del verdetto. La famiglia, assistita dagli avvocati Matteo Lucchini, Andrea Carassai e Giuseppe Sasso, ha espresso soddisfazione per il riconoscimento della responsabilità penale, pur sottolineando che la condanna non può cancellare il dolore per la perdita.

Il legale Matteo Lucchini ha spiegato che la vicenda non riguarda soltanto l’aspetto economico, ma anche la dignità e il rispetto della memoria del ragazzo. La famiglia si prepara ora ad affrontare il percorso civile per il risarcimento, dopo la sentenza che ha accertato la responsabilità dell’imputato per la morte di Pierpaolo.