La nuova Rete regionale della chirurgia vascolare istituita dalla Giunta della Lombardia mette al centro il futuro dell’ospedale Maggiore di Lodi. Il provvedimento, approvato nell’agosto scorso, ridefinisce l’organizzazione degli interventi per la malattia aortica acuta e cronica e suddivide i presidi autorizzati in tre classi operative, sulla base di requisiti tecnologici, organizzativi e clinici.
Tra i criteri previsti rientra anche una soglia minima di attività pari a 30 interventi all’anno. Dal 1° gennaio 2027, le strutture che non saranno inserite nella classificazione regionale non potranno più erogare, a carico del Servizio sanitario regionale, prestazioni per il trattamento della patologia aortica. Nell’elenco dei centri esclusi figura il presidio Maggiore di Lodi.
Le contestazioni del Partito Democratico
La decisione è stata contestata dalla consigliera regionale Roberta Vallacchi e dal segretario provinciale del Partito Democratico Andrea Ferrari. I due esponenti sottolineano il ruolo dell’unità operativa di Chirurgia vascolare dell’ospedale lodigiano nella rete dell’Asst Melegnano Martesana e le collaborazioni attive con l’ospedale Niguarda di Milano e il San Matteo di Pavia per la gestione dei casi più complessi.
Secondo Vallacchi e Ferrari, l’esclusione del presidio rappresenta una scelta difficile da comprendere proprio alla luce delle funzioni svolte dalla struttura. I rappresentanti del Pd sostengono che il reparto sia un punto di riferimento per il territorio e chiedono alla Regione di chiarire sulla base di quali valutazioni sia stata definita la classificazione dei centri.
I dati sugli interventi e l’interrogazione
Per approfondire la vicenda, la consigliera regionale ha depositato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata all’assessore al Welfare Guido Bertolaso. Nel documento viene evidenziata una presunta differenza tra i dati dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, e quelli interni dell’azienda sanitaria.
In particolare, per il 2024 sarebbero stati conteggiati 14 interventi di chirurgia aortica nelle rilevazioni Agenas, mentre i dati aziendali ne riporterebbero 31. I rappresentanti del Partito Democratico richiamano inoltre il caso degli ospedali di Cremona e Sondalo, inseriti nello stesso gruppo nonostante il mancato raggiungimento della soglia dei 30 interventi annui, in ragione della loro collocazione geografica. A loro giudizio, un criterio analogo dovrebbe essere applicato anche a Lodi.
Tra le conseguenze paventate nell’interrogazione c’è il possibile aumento dell’afflusso di pazienti verso i centri hub, con ricadute sui tempi di accesso alle cure. La consigliera chiede quindi alla Giunta regionale se intenda rivedere la delibera, quali percorsi saranno attivati da gennaio per i pazienti lodigiani con patologie aortiche acute e urgenti e verso quali strutture verranno indirizzati.
Il documento domanda infine di precisare modalità e tempi degli eventuali trasferimenti e di chiarire se sia stata valutata la loro incidenza sulla sicurezza e sulla prognosi dei pazienti. Al momento, il testo riporta le contestazioni politiche e la richiesta di chiarimenti rivolta all’assessorato regionale al Welfare.