Avis Codogno segnala disagi nei centri trasfusionali di Codogno e Casalpusterlengo, dove alcuni donatori avrebbero dovuto attendere per ore prima di poter effettuare il prelievo. A denunciare la situazione è Claudio Polenghi, vicepresidente e segretario del gruppo codognese, che richiama l’attenzione sulla carenza di personale nel Servizio Trasfusionale del territorio.
Secondo quanto riferito da Polenghi, medici, infermieri e tecnici sanitari lavorerebbero da tempo in condizioni di carenza cronica di organico, cercando comunque di garantire sia l’assistenza sia la raccolta delle donazioni. Le difficoltà, a suo giudizio, si sarebbero manifestate in modo particolare nelle giornate del 19, 20 e 21 agosto, nei punti di raccolta dei due comuni lodigiani.
Attese prolungate per i donatori
La denuncia riguarda soprattutto i tempi di attesa nelle emoteca. I donatori sarebbero rimasti fino a tarda mattinata prima di poter donare il sangue e, sempre secondo il vicepresidente dell’Avis Codogno, alcuni avrebbero scelto di rinunciare e di tornare a casa. Un disagio che si è verificato durante il periodo estivo, tradizionalmente delicato per la raccolta, quando la disponibilità dei volontari viene considerata essenziale per mantenere il numero delle donazioni.
Polenghi sottolinea che l’attività dell’Avis prosegue anche nei periodi di maggiore difficoltà e punta a favorire la partecipazione dei donatori. La carenza di personale, però, non avrebbe conseguenze soltanto sulle condizioni di lavoro degli operatori, sottoposti a forte stress psicofisico, ma potrebbe incidere anche sulla regolarità della raccolta e sulla gestione delle scorte.
La richiesta alla direzione sanitaria
Le riserve di sangue sono necessarie per affrontare emergenze e interventi chirurgici. Per questo il rappresentante dell’associazione chiede alla Direzione sanitaria e alle autorità competenti un intervento urgente, attraverso un piano straordinario di assunzioni e di stabilizzazione del personale.
L’obiettivo indicato da Avis Codogno è ripristinare condizioni di lavoro ritenute dignitose e standard di sicurezza adeguati per operatori e donatori. La richiesta arriva in una fase dell’anno in cui la raccolta può risentire delle assenze e della riduzione delle presenze, mentre il servizio deve continuare a garantire la disponibilità di sangue per le necessità sanitarie del territorio.